Era dai tempi di The End of the F***ing World che non si trovava su Netflix un seria di tale portata. Anche in Sex Education abbiamo l’impressione di trovarci in America per genere e temi trattati, ma anche in questo caso accento e humor inglese tradiscono la vera origine. E anche la guida a sinistra, certo.

Ebbene, in una cittadina rurale immersa in una lussureggiante campagna si staglia un liceo pubblico in stile Glee, dove vegeta la solita e trita flora adolescenziale: lo sfigato e la popolare, il bullo e il gay bullizzato, la cattiva che però è buona e il buono che però è scemo. A cercare di porre un freno all’esuberanza di questi liceali che si vestono come fossero negli anni Ottanta ma usano gli smartphone, c’è un preside autoritario ma non abbastanza autorevole, coadiuvato da un paio di assistenti buoni e maldestri. E quindi?

Sarà l’aria pura che si respira per la natura circostante, ma questi adolescenti sono sempre, costantemente fissati col sesso. Ovunque, con chiunque, prima del suono della campanella, all’intervallo, nel dopo scuola. Sempre. E, seppur molto aperti alla diversità e alle nuove esperienze (non si è mai vista una scuola con così alta percentuale di etnie e orientamenti sessuali differenti), sono per lo più inesperti delle questioni legate al proprio corpo.

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