Virginia Raffaele pensa bene di aprire la seconda serata del Festivàl di Sanremo 2019 imitando il modo di parlare dei cinesi. O per lo meno, come crede lei parlino i cinesi che evidentemente immagina tutti coi denti a coniglio. Come se quest’anno non c’abbiamo già avuto i nostri guai con la Cina e coi suoi abitanti.

I Claudi e Virginia sembrano leggermente più sciolti della prima serata, ma non abbastanza da poter garantire una e dico una sola lettura dei numeri del televoto senza sbagliare qualcosa. Ormai lo abbiamo imparato pure noi a memoria, santo Iddio.

ACHILLE LAURO
Riecco il ragazzino che si è dato un nome di un transatlantico affondato pensando di fare una cosa divertente. La sua canzone continua a sembrarci di una banalità asfissiante, ma non possiamo fare a meno di muoverci a ritmo mentre sparecchiamo.

EINAR
Non riesco a smettere di pensare che la Rai prima si chiamasse Eiar, Ente italiano per le audizioni radiofoniche.

Per dare un po’ di brio alla serata gli autori ritengono opportuno far fare delle pernacchie ai due Claudii mentre mimano i segni di punteggiatura che pare siano assenti dalle canzoni del pater Baglioni. Dopo anni di post grillini sgrammaticati è sotto gli occhi di tutti che in Italia la punteggiatura sia diventata davvero una piaga sociale, al pari di scendi il cane e di Pierluigi Paragone. Infatti anche dalla loro gag s’intuisce che i puntini di sospensione non li sa usare proprio nessuno. L’unica persona che può avere dei dubbi sui segni d’interpunzione è lei.

via Gfycat

IL VOLO
Sempre gente sgocciolante nonostante questi tre scriteriati gridino come i pazzi. Provando ad ascoltare il testo della loro canzone mi è venuto da pensare: ma quando parlano di fare l’amore, di baciare, di mi manchi e di tutte ‘ste cose zozze, di preciso cosa intendono? Poliamore, gang bang, orgy, si scambiano la stessa ragazza? No perché sotto questa luce la loro canzone potrebbe diventare un atto politico bello e buono, non so, come la discesa di Moana Pozzi in politica.

ARISA
Siamo tutti d’accordo che lei e solo lei sia la vera rivelazione di questa edizione? Continua a salire di ottave come se stesse facendo una bolla con la big buble, tiene il ritmo con una bravura sorprendente e ci fa saltare sui divani a tempo di musica (ma magari questo è successo solo a me). E mi sovvien l’eterno e un’altra dedica che le mie compagne delle medie vergavano sui diari altrui: “Sei carina, sei ok, resta sempre come sei!” che verrebbe voglia di tatuarsela addosso insieme a una serigrafia della nostra lucana preferita. A tutti i suoi detrattori non possiamo che dire:

Entra sul palco la Sacerdotessa Rossa Fiorella Mannoia e con il suo solito fare evangelico comincia a parlare di perdono, di pentimento e altre cose da educanda. Un verso della sua nuova canzone fa “abbiamo il diritto di cambiare per ricominciare” ed è evidente a tutti che sta chiedendo scusa per aver mandato i cinquestelle al governo. Quando poi si esibisce con Baglioni nel suo cavallo di battaglia, la canzone più sessista della storia, ancor più de La donna è mobile del Rigoletto, si rende conto di essere in tempi di metoo e di consenso e quindi a “Ti diremo ancora un altro sì” ha ritenuto necessario aggiungere un:

NEK
Dice che per sta canzone ha tratto ispirazione da Borges. Pure colto, pure colto!

A questo punto della serata cominciano a succedere cose stranissime. Pippo Baudo, re incontrastato del Festivàl e della televisione italiana tutta, viene buttato sul palco a sua insaputa. Sembra poco lucido, disorientato, gonfio in viso: CENDODISCIOTTOOOOO! Incita la gente a fargli sentire il suo calore, saluta persone sconosciute dell’orchestra e ribadisce che lì il capo è solo lui è che quest’anno Sanremo è

Da questo momento in poi succede l’impensabile e la puzza di complotto sovranista comincia a farsi sentire. Parte una chiamata tra Bisio e Michelle Hunziker e noi pensiamo subito a quanto sia brava Virginia Raffaele a imitarla: è uguale, davvero fantastica, incredibile. E dicevamo tra noi: Virginiona quello dovrebbe fare, solo imitazioni, che le vengono davvero bene, mica stare lì a dire “per il regolamento completato consultate il nostro sito”. Quando improvvisamente s’insinua in noi l’atroce dubbio che quella sia la vera voce della dentona svizzera. Per fortuna dice di essere influenzata e di non riuscire a partecipare alla serata. Ringraziamo il cielo per questo atto di benevolenza, dopo che l’anno scorso non ha avuto la stessa clemenza per noi, costringendoci ad assistere ai flash-mob vrenzolo-femministi di Michelle. Ma a un certo punto la biondona di Striscia la notizia è davvero lì su quel palco e sta cantando e ballando La lega dell’amore, come se di leghe al momento non ne avessimo pieni i sondaggi. E la cosa ancora più incredibile è che anche Claudio Bisio si è sciolto accanto a lei.

Finito il ballettino, la svizzera bionda s’impossessa del palco e annuncia, accanto a Virginia, il prossimo cantante in gara, senza fare nemmeno un errore nella lettura dei numeri di telefono, nei nomi degli autori della canzone eccetera, eccetera. Va spedita come un TAV, prima che dell’interruzione dei lavori. Virgì, per carità di Dio, scappa a metterti una parrucca e fai qualche imitazione che qui il terreno ci sta franando sotto i piedi. Che andasse un po’ a presentare bene nel suo paese, la biondona svizzera, tutti qui devono venire?

Per fortuna riescono a cacciarla prima che sia troppo tardi.

DANIELE SILVESTRI
Il testo è denso ma ci piace, nonostante sentiamo la mancanza del balletto di Salirò.

EX-OTAGO
Aiutatemi a capire: quando dice “Non è semplice scoprire nuove tenebre tra le tue cosce dietro le orecchie” intende dire una cosa zozza o che è fidanzato con un Demogorgone?

Poi arriva Mengoni con un boscaiolo ginger e ci informa che il suo nuovo album vanta collaborazioni con Adriano Celentano e noi pensiamo: che culo! è n’attimo che ti ritrovi su canale 5 sotto forma di cartone animato col volume a palla. Comunque, non so a voi, ma a me Mengoni fa l’effetto della Svizzera, è bello ma non ci vivrei.

GHEMON
Per carità di Dio levatemi questo di torno che la sua voce mi fa venire la cefalea e qui si è fatta ‘na certa.

LOREDANA BERTÈ
Sempre munita di mini borsetta (ma che cosa conterrà? le mini chiavi del mini bar?) e sempre pronta a far prendere aria alla paperella, stasera però appare molto più inquieta e incazzata della prima serata. Le avranno mica negato la Quota100?

PAOLA TURCI
Sarà per lo lo spacco intermammellare ma anche stasera le parti alte della canzone sono uno strazio. E non è che il resto sia così tanto originale.

Finalmente Virginia si cimenta in una simpatica gag sulle note della Carmen. No, non Carmen Di Pietro, e nemmeno Russo. Stiamo parlando di quella di Bizet, su cui lei costruisce una godibile prova da mimo. Il circo ce lo ha nel sangue. (Virgì, per carità, prendi a imitare qualcuno che qui non ti si può difendere ancora a lungo).

NEGRITA
La canzone al secondo ascolto sembra più gradevole. Se chiudi gli occhi e non pensi a lui che, uguale a Enrico Ruggeri, si agita sul palco immotivatamente.

FEDERICA CARTA E SHADE
“Da quando hai buttato le barbie e hai cominciato a giocare con le persone”. Carta e Igienica.

A questo punto uno pensa: ok, i 12 cantanti previsti per oggi si sono esibiti tutti, magari sta sera ce ne andiamo a letto un po’ prima. Invece ci devono far agonizzare sulla poltrona davanti a un redivivo pater Pippo che ci racconta che al Festival dell’85 che presentava lui – “ovviamente”, aggiunge – si cantava in playback e noi siamo lì ammaliati dal sua dolce voce felpata, ma poi ci lascia senza dirci come va a finire questa storia che stava cominciando ad appassionarci. Poi arrivano due buzzurri che dicono “in Italia bisogna trovare sempre un metodo per aggirare le tasse” e dal pubblico si leva un lunghissimo BRAVIIIII e ci è subito chiaro che non ha davvero senso spendere soldi per ospiti stranieri se bastano due evasori foggiani a scatenare la platea identitaria. Poi qualcuno trascina sul palco un sempre più basso Riccardo Cocciante che porta davvero un pezzo del Notre Dame de Paris per reclamare i diritti sulla canzone del Volo. Poi arrivano Laura Chiatti e Michele Riondino con un karaoke di Lucio Battisti per promuovere il loro ultimo film che si chiama Un’avventura, che contiene le canzoni di Battisti ma che “non è un film su Battisti”, e che esce il 14 febbraio ma “è un film anche per single”. E noi si pensa a perché Laura Chiatti sia ancora in circolazione, ma soprattutto a quanto è brutto Michele Riondino senza barba e con una camicia di un turchese che nemmeno i capelli di Loredana Bertè.

Leggi tutte le cronache di Sanremo 2019.

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