Sono numerosi gli spot pubblicitari, i trailer dei film, o le sigle di programmi che fanno uso di celebri arie liriche per dare quel tocco di raffinatezza ed eleganza che evidentemente non posseggono da soli. Come se l’opera lirica conferisse automaticamente sostanza a ciò che ne è del tutto sprovvisto. Lo abbiamo visto con lo spot di una pizza surgelata e in molti altri casi. L’ultimo è il XIII Congresso mondiale delle Famiglie, che da oggi a domenica raduna a Verona quanti credono fermamente nella “famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

Giornata di apertura, ore 10. Dopo i saluti di benvenuto, la presentatrice ha accolto su un palco rigorosamente rosa-azzurro il Coro Marcelliano Marcello di San Giovanni Lupatoto, cittadina a pochi chilometri da Verona. Il direttore Paolo Savio prende posto al pianoforte, i coristi aprono gli spartiti e al segnale il tenore attacca con Mamma, canzone resa celebre da Beniamino Gigli. Scelta più che plausibile in una manifestazione che considera la donna unicamente come generatrice di prole. Applausi, approvazione. Le scelte musicali successive invece risultano molto meno adatte al sentire della platea seduta nelle poltroncine del Palazzo della Gran Guardia di Verona, convinta che oltre la famiglia tradizionale composta da uomo e donna ci sia solo l’abisso.

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