Dice che era nato a Thiene il Santo di cui porto il nome e quindi non poteva che essere francese. Spagnolo al massimo. Per questo in famiglia lo pronunciavamo eliminando la e finale, per conferirgli un tono più esotico e cosmopolita. Mia nonna paterna ci teneva assai alle cose di Dio, per questo custodiva gelosamente un alto mazzo di figurine di santi nel cassetto del tavolo da pranzo, che lei chiamava buffetta. Dal francese buffet, ci ricordava papà, evidenziando le nobili dinastie del nostro dialetto. Sul davanti di ogni figurina c’era il Santo coi simboli che lo avevano reso tale, sul retro il riassunto delle sue gesta o un’invocazione.

L’onomastico è più importante del compleanno, mi ripete l’altra nonna, l’unica ancora nel mondo dei vivi. Le cose che non hanno un nome, gira e rigira, non esistono e lei ne è convinta pure se non ha studiato linguistica. Ogni anno mi fa scivolare 10 euro arrotolati nel palmo della mano, nonostante abbia superato i 30 onomastici e sia ormai in grado di badare alla mia sopravvivenza. Anche lei ci tiene assai alle cose di Dio ma, come l’altra, non credo abbia mai scoperto che alla fine San Gaetano era nato in provincia di Vicenza. Mio padre ne è venuto a conoscenza qualche anno fa, e anche se non ce lo siamo detti, entrambi siamo rimasti delusi dal non poter annoverare in famiglia un santo d’oltralpe.

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