Sono ormai diversi anni che manco a un appuntamento che, in ogni paese di provincia che si rispetti, è considerato quasi il momento più importante dell’anno: la festa del santo patrono. Anni di studio prima e di lavoro ora mi hanno portato a essere assente nel giorno tanto solenne. Perché sì, io sono uno di quelli che ha scelto la via della partenza, dell’abbandono, della “diserzione davanti al nemico” per dirla con Sciascia.
Saranno ormai passati dieci anni dall’ultimo 24 giugno. Ma alla mente affiorano i ricordi di un’altra età: quella dei pinocchietti dai colori improponibili, della processione nelle strade più strette, dei petali di rosa sulla statua del santo, delle lacrime di alcune vecchie che lo aspettavano sull’uscio di casa, quella in cui la banda musicale suona sempre la stessa marcia, quella dei pranzi buoni “perché oggi è festa”, quella delle giostre luride, proibite e terribilmente affascinanti, quella delle luminarie sgargianti; quella del concerto del “complesso” più sconosciuto sulla faccia della terra, quella delle buste per le offerte del santo per pagare il “complesso”, quella del passeggio senza scopo su e giù per il corso perché il “complesso” è per i vecchi. 

Mi manca quella sensazione che l’estate è arrivata, ma la maglia la sera ci vuole sempre, l’età del gelato con i soldi giusti in tasca, quella in cui la statua portata a spalla barcolla in maniera ridicola per le vie come un ubriaco, quella della processione con la gente dietro che si fa i fatti suoi, dei ragazzi che prendono le scorciatoie per non fare tutto il percorso, delle donne avanti che fanno a gara a chi canta meglio per dimostrare devozione; quella in cui tutto il paese è in festa, in cui tutto si ferma per un giorno. L’età in cui uno spettacolo di fuochi d’artificio mediocre ti sembra il perfetto coronamento di un giorno così solenne, l’età in cui prendi in giro tuo cugino che ha paura dei botti o la sorella che piange insistentemente, l’età in cui osservi tutti tornare a casa contenti, anche i più più anziani, che in giorni normali sarebbero già andati a letto da ore. Mi mancano i biscotti e le 10 mila lire che mio nonno ci regalava per la festa.
Mi manca un’epoca in cui la felicità era più facile, in cui tante cose, tante persone, allora date per certe, non lo sono più. Una danza di ombre e ricordi che mi riportano alla mente dolci ricordi, insieme all’eterno e cadenzato sguardo malinconico verso una terra abbandonata e alla quale forse non si vuole più far ritorno. 

3 commenti

  1. Paisà, hai fatto fare un tuffo, anche a me, nel passato 🙂 ma con allo sfondo la festa di fine luglio a san tommaso :)!!! Più gli anni passano, più questi "piccoli, grandi" momenti mi mancano sempre meno e so che non è un bene o almeno potrebbe non sembrarlo.
    "Una danza di ombre e ricordi che mi riportano alla mente dolci ricordi, insieme all'eterno e cadenzato sguardo malinconico verso una terra abbandonata e alla quale forse non si vuole più far ritorno." quanto è vero. Grazie come sempre per le tue perle :)!!! Un abbraccio.

  2. ahahhaha ok, ti inserisco nella black list :p!!! Però hai ragione, vanto all'attivo 3 feste (civile) di san giovanni…..l'ultima è legata ad un brutto ricordo, forse per questo non ne voglio sentir parlare :p 😀

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