È tempo di stampare meno libri

Se non fosse per le mascherine nelle sale al cospetto degli ospiti, questa edizione del Salone del Libro di Torino poteva essere scambiata in tutto e per tutto con una di quelle del mondo pre (pre guerra, pre pandemia, pre tutto). Eventi, incontri, letture, presentazioni, dibattiti: il programma deborda dai depliant, i corridoi straripano di gente, l’app per le prenotazioni è ben presto fuori uso per i troppi accessi.

E non si tratta solo di una percezione. Infatti, come il Sanremo dell’era Amadeus, anche il Salone targato Lagioia fa segnare ogni anno un nuovo record di presenze. L’edizione 2022, nonostante quella 2021 si fosse svolta solo sette mesi prima (in ritardo per il Covid), ha fatto registrare un nuovo boom di visitatori: “168.732 cuori selvaggi, per il Salone più grande di sempre” recita fiero il comunicato stampa di chiusura. Edizione clamorosa che neanche la posticcia inchiesta di Striscia la Notizia sulle affermazioni sessiste di Lagioia su Melissa Panarello risalenti a vent’anni fa, è riuscita ad affossare. A noi può restare il dubbio se i colleghi e gli amici di Lagioia che subito si sono schierati col direttore del Salone, sarebbero stati ugualmente comprensivi se quelle parole prima, e quelle scuse poi, fossero uscite dalla bocca di un direttore meno progressista, ma non è questo il punto.

ANDAVO A DIECI ALL’ORA

Il punto qui oggi è un altro. Adesso che la XXXIV edizione del Salone del Libro di Torino si è conclusa, che gli editori sono tornati a casa e hanno quasi finito di disfare gli scatoloni, che redattori e uffici stampa hanno recuperato ore di sonno e forze, che l’app SalTo+ ha ripreso miracolosamente a funzionare, possiamo dire serenamente e con pacatezza che in Italia si stampa un numero spropositato di libri?

Aggirandosi tra i padiglioni del Salone è facile imbattersi in case editrici mai sentite nominare, in libri dalle copertine che sembrano dei Buongiornissimo e in titoli brutti come una battuta di Michelle Hunziker. Ma anche le case editrici più note si presentano con bancali e bancali di libri, come in un mercato, e t’invitano a dare un’occhiata al loro catalogo che è più grosso del Rocci che usavo al liceo.

E anche questa non è una sensazione. Secondo l’ultimo rapporto dell’AIE (Associazione Italiana Editori), quello relativo al 2021, sono state pubblicate in Italia 85.551 novità a stampa. Che, anche io che ho fatto il classico, ho la sensazione sia un numero davvero esorbitante, molto più alto delle persone che poi effettivamente le leggono (solo il 41,4% degli italiani maggiori di 6 anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno). Calcolatrice alla mano, ci vuole poco a scoprire che gli editori italiani mandano in stampa quasi 10 libri all’ora. DIECI, compresa la notte. E questo dato non prende in considerazione quei libri stampati che gli autori si sono stampati da soli (quelli evidentemente hanno già i problemi loro).

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